Sulla 24ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

Riflessioni “informatiche” sul messaggio di S.S. Giovanni Paolo II in occasione della 24ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (24 gennaio 1990) – Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali

    Il testo originario del messaggio è stato tratto da www.pccs.it identificabile nelle citazioni. La versione originale dell’articolo è in formato OpenDocument: Sulla 24ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

    Fratelli e Sorelle, Cari Amici,
    In una delle sue Preghiere Eucaristiche, la Chiesa si rivolge a Dio con queste parole: “A Tua immagine hai formato l’uomo, alle sue mani operose hai affidato l’universo perché nell’obbedienza a Te, suo Creatore, esercitasse il dominio su tutto il creato”

    Internet, il mondo digitale, il programmi per elaboratore non sono dunque altro che una istanza di questo dominio dell’ uomo sul Creato. Esso, come tutte le dimensioni umane, non è altro che l’adattamento di principi fisici e tecnologici a bisogni dell’uomo.

    Ogni volta che salviamo un file o inviamo una email oppure facciamo girare un programma non stiamo facendo altro che sfruttare le leggi della natura che consento a un circuito digitale di pervenire al risultato che vogliamo ottenere.

    Ma c’è dell’altro: non solo sfruttiamo principi fisici (indispensabili per il funzionamento al livello dell’hardware), ma eseguiamo delle logiche di programma che altro non sono che immagine di raffinati ragionamenti umani. Non basta infatti il livello elettronico: è indispensabile un livello logico che è frutto del più alto e sofisticato ragionamento umano.

    In questo senso, l’informatica e la scienza del calcolatori in genere si differenzia dalle altre tecnologie proprio perchè accanto a un livello fisico accosta anche un più sensibile, delicato, raffinato livello logico. Entrambi questi livelli concorrono insieme a rendere disponibili tecnologie come il web, la posta elettronica, programmi di riproduzione video e in generale tutto quanto facciamo con un computer o un cellulare.

    Per esplicare meglio questo concetto, proviamo a fare due esempi contrapposti con due oggetti a noi familiari: l’automobile e il computer.

    L’automobile è un esempio di tecnologia di livello fisico. Essa, per quanto avanzata sia, è in sostanza un prodotto ingegneristico che risponde esclusivamente a reazioni fisiche. Essa è un prodotto di ingegneria meccanica che risponde a esigenze specifiche. Non c’è nessun livello logico nell’automobile perchè “la mente” dell’automobile non può che essere il guidatore, ossia in ultima istanza l’uomo. Senza guidatore l’automobile è ferma. Non fa nulla.

    Diversa situazione abbiamo nel caso del computer. Il computer (inteso come hardware) da solo non fa assolutamente nulla, neanche in presenza di un essere umano. E’ solo un “potenziale” esecutore di azioni computazionali. Per poter fare ciò che noi vogliamo dobbiamo fornirgli un software ossia un programma che rappresenta il livello logico. Il programma è una serie di istruzioni complesse che risponde a una logica molto simile a quella umana.

    Quando un programmatore scrive un programma istruisce il computer con ragionamenti molto simile ai seguenti: “quando si verifica questa certa condizione, esegui questa specifica istruzione, altrimenti fai quest’altra cosa” oppure “esegui questa certa operazione un tot numero di volte” o ancora “esegui questa certa operazione fino a quando non è verificata una certa condizione” e così via…. Questi comandi vengono impartiti al computer mediante i cosiddetti linguaggi di programmazione, strutture sintattiche formali che il computer è in grado di comprendere. In ultima analisi il computer pur non potendo capire alla perfezione il linguaggio naturale umano, può comunque comprendere un linguaggio che essendo simile a certi ragionamenti umani, può essere istruito adeguatamente per manipolare dati di qualunque tipo a velocità incredibili, gestire rapidamente segnali di qualunque tipo e fare molto lavoro computazione.

    E’ grazie a questo livello logico che il computer è in grado di fare tantissime cose: dalla riproduzione di un CD rom, alla registrazione musicale, all’invio di una email, alla scrittura di un documento, alla visualizzazione di una pagina web…etc.

    I lettori più attenti obietteranno a questa esemplificazione sostenendo che in realtà anche l’automobile sottostà ad un progetto logico, come ad esempio il valore immateriale della sua progettualità e che inoltre tutte le automobili moderne possiedono al proprio interno molti “computers” come ad esempio la centralina elettronica e via discorrendo. Questo però non significa che l’automobile possieda un livello logico come invece lo fa un singolo computer. Infatti l’automobile non può essere programmata per comandare una macchina per fare le radiografie o gestire l’aquisizione video o fare un calcolo matematico e questo neanche se il guidatore lo volesse! L’automobile è stata progettata solo per trasportare le persone. Il computer, invece, senza mutare caratterstiche fisiche può facilmente essere riprogrammato per poter gestire virtualmente qualunque apparato, manipolare qualunque dato e questo può essere fatto semplicemente riprogrammandolo, ossia fornendogli il software necessario. Esso si presenta coma una seguenza di numeri che per l’elaboratore rappresentano le istruzioni. Un singolo software come ad esempio un programma per videoscrittura può contenere decine di migliaia o milioni di istruzioni singole che vengono interpretate ed eseguite dal computer. La riprogrammabilità è quindi la grande differenza. Essa è quello che abbiamo chiamato livello logico.

    Ecco perchè il computer è un prodotto così importante e così speciale: per la prima volta nella sua storia l’uomo ha a disposzione un “compagno” di sua crezione che è di facile accessibilità e reperibilità, a basso costo, e soprattuto dispone di un potentissima capicità di essere programmato secondo una logica quasi-umana, ciò che abbiamo chiamato livello logico. Per dare una idea di quale sia il potenziale dei moderni computer, si consideri che il computer di bordo per la navigazione della famosa missione lunare “Apollo 11” era computazionalmente centinaia di volte meno potente di un moderno telefono cellulare.

    Se dunque il computer è uno strumento così straordinario proprio per il suo livello logico, che rende gloria a Dio per la grande potenza che ci offre, non è forse l’informatica, quella che dovrebbe destare da un punto di vista etico e morale la maggiore attenzione ? Non è forse questa scienza che rendendo possibile in un unico oggetto la presenza di un “livello fisico” e di un “livello logico” che più di ogni altra fa avvicinare l’uomo ad “esercitare il dominio su tutto il creato” ?

    Noi crediamo di si e per questo vogliamo portare all’attenzione di tutti i credenti l’importanza di un etica nell’Informatica perchè questa scienza non è appannaggio dei soli programmatori, ma il suo uso e i principi su cui viene generato il “livello logico” non riguardano solo i programmatori, ma riguarda la vita di tutti.

    Elèutheros vuole mostrare che questi princìpi già esistono da tempo e che alla Chiesa e ai credenti non rimane che applicarli in quanto sono più che in linea con i valori cristiani. Inoltre per poter applicare e apprezzare questi principi non è necessario essere esperti programmatori, ma essi sono alla portata di tutti gli utenti di computer, ossia in ultima istanza di tutti i fedeli e di tutte le persone e strutture ecclesiastiche.

    Per l’uomo e la donna creati ed incaricati di questo compito da Dio, il lavoro quotidiano ha un significato grande e meraviglioso. Le idee della gente, le attività e le imprese di ciascun essere umano – per quanto comuni possano essere – sono usate dal Creatore per rinnovare il mondo, per condurlo alla salvezza, per renderlo uno strumento più perfetto della gloria divina.

    Il lavoro quotidiano dei programmatori o l’utilizzo del software per il proprio lavoro di tutti i giorni in ufficio oppure a casa per usi privati o di intrattenimento non può dunque prescindere dalla rinnovazione del mondo e dalla gloria di Dio.

    Se dunque il Creatore ci ha dato per la prima volta nel nostro cammino nella storia uno strumento nuovo che possiamo usare anche per esprimere quel “livello logico” in modo pieno, flessibile e potente, è perchè ci conduca ad una vita migliore e più piena.

    Questo dunque non può essere fatto ignorando gli aspetti etici dell’Informatica. E in particolare proprio per il software.

    Cerchiamo di capire perchè il software è particolarmente importante da questo punto di vista: il software non è solo uno strumento. Diventa un metastrumento.

    La prima considerazione da fare è che grazie alle capacità introdotte dal livello logico dei calcolatori, l’uomo (ossia il programmatore) può moltiplicare a dismisura la sua capacità di produrre idee. Se il computer può essere istruito con un linguaggio logico-matematico che somiglia al ragionamento umano, allora posso esprimere molti ragionamenti umani per istruire il computer. La fantasia umana è una dei doni più grandi del Creatore: quello che io posso inventare dipende solo dalla mia fantasia e dalla mia capacità di istruire il computer. Una porta fantastica per quel significato grande e meraviglioso che consente anche a un ragazzo di 15 anni o una persona con poche disponibilità economiche di sperimentare se stesso mettendosi alla prova solo con la propria intellitenza, fantasia, creatività, capacità e abilità. E infatti molte delle persone particolarmente brave in questo ambito sono persone che da sole hanno esaltato al meglio queste loro capacità.

    Il processo di produzione del software infatti non è come la produzione in un processo industriale come un pezzo meccanico o una borsetta; questi sono fatti in catene di montaggio in cui l’unica attività creativa da parte dell’uomo avviene in fase di progettazione e realizazione del prototipo: in pratica un privilegio riservato ai soli (e pochi) progettisti. La produzione del software invece è completamente “artigianale”. Somiglia più alla produzione di un opera d’arte in cui non ci sono processi industriali ben precisi, ma è una opera continua di prove e tentativi reiterati per arrivare a un prodotto finale accettabile.

    Non è vero che esiste una “industria del software”: si tratta di una espressione mediatica senza fondamento alcuno. Il software è un prodotto artigianale, che proviene direttamente dalle capacità e dalla sensibilità personali degli autori. Programmatori diversi otterebbero lo stesso risultato con programmi molto diversi, segno che la soggettività e la creativià personale gioca un ruolo fondamentale in questo lavoro. E’ vero che una volta prodotto il software può essere duplicato a costo praticamente nullo, ma questo non implica un processo industriale propriamente detto sul modello “catena di montaggio”.

    Inoltre il software, a differenza della catena di montaggio, non ha un processo “lineare” del tipo “materia prima – semilavorato – assemblaggio – prodotto finale”, ma è un “ciclo” molto più articolato che si reitera più e più volte; ad esempio: progettazione, realizzazione, prova, correzione, prova, modifica, prova, correzione, modifica, prova…. questo lo fa somigliare di più alla composizione di un testo letterario, di una musica, di un prodotto artigianale, piuttosto che a un prodotto industriale propriamente detto.

    In conclusione il lavoro di produzione del software innalza fortemente l’individio perchè esalta le sue proprie capacità personali, ponendo l’uomo in una condizione limite verso se stesso. Al contrario della “catena di montaggio” tale lavoro non riduce l’uomo a mero esecutore di azione vuote e ripetitive, ma coinvolge la mente in ogni singolo momento, la costringe a pensare e ripensare ogni soluzione ad ogni passo successivo. Questo contribuisce a far sentire l’uomo partecipe di quel senso “grande e meraviglioso” che è l’avventura che lo sta conducendo ad ottenere il risultato finale: ciò che risolverà il problema che si era proposto che sarà il prodotto del suo lavoro.

    La seconda considerazione da fare è che il software non solo è fonte di elevazione del lavoro del singolo per i motivi visti sopra, ma per motivi analoghi lo è anche per chi il software lo utilizza soltanto invece di produrlo: gli utenti. Se infatti non fosse così le nostre considerazioni si rivolgerebbero esclusivamente ai programmatori e il messaggio del gruppo Elèutheros sarebbe riservato solo a loro. Al contrario il software essendo strumento della creatività umana più varia e disparata, ne beneficia anche il singolo fruitore. Infatti anche l’utente beneficia notevolemente della riprogrammabilità del suo computer: ogni volta che installa o decide di usare un certo programma per i più disparati usi, sta giocando proprio con quel grado di libertà che il computer stesso gli offre: quel livello logico che nessun altro strumento ha finora dato all’ uomo.

    [...] I Padri del Concilio nel guardare al futuro e nel cercare di discernere il contesto nel quale la Chiesa sarebbe stata chiamata a compiere la sua missione, poterono chiaramente vedere che il progresso della tecnologia stava già “trasformando la faccia della terra” arrivando perfino a conquistare lo spazio. Essi riconobbero che gli sviluppi nella tecnologia delle comunicazioni, in particolare, erano di proporzioni tali da provocare reazioni a catena con conseguenze inattese.

    Il quel momento i Padri ebbero davanti a loro l’esempio della conquista dello Spazio: tema ampiamente dibattuto in quegli anni. Esso era il massimo esempio di comquista di conoscenza e di tecnologia (ancor prima che conquista puramente spaziale in se).

    Oggi il tema più dibatutto, proprio come i Padri profetizzarono, è proprio quello delle comunicazioni. Se volessimo riassumere tutto questo in un unica sintetica parola potremmo dire semplicemente: internet, ossia la rivoluzione della comuncazione avvenuta nell’era digitale.

    Le rivoluzioni digitali che hanno avuto luogo sono finora sostanzialmente 3:

    1. La prima era confinata esclusamente ad ambienti govertativi e di ricerca, iniziata fin dagli anni ’40, con lo sviluppo dei primi elabotari a scopo di ricerca e sviluppo, soprattuto negli USA. Non si può dire che in questa fase l’uomo abbia onorato a sufficienza il progetto di Dio per l’uomo: infatti la maggior parte delle attività dei computers in quegli anni e nei decenni successivi era impiegata quasi esclusamente a scopi militari e di ricerca tecnologica e (a causa anche degli altissimi costi) non era immaginabile una fruizione di queste meravigliose tecnologie a larghe fasce dell’umanità.
    2. La seconda fra gli anni ’70 e ’80: inizia a diffondersi il computer personale. Lo Stato, le aziende iniziano a utilizzare strumenti di automazione e di calcolo per facilitare il proprio lavoro. Anche singoli privati, sopratutto a scopo edonistico e di interesse personale possono acquistare a prezzi abbordabili computer personali.
    3. La terza, e più importante di tutte in termini di criticità e impatto sociale, è la “rivoluzione di Internet” ossia la messa in rete di decine di migliaia (oggi diventati milioni) di computers in un unico network universale, generando una infinità di nuove e inimmaginate opportunità.

    E’ senza dubbio quest’ ultima che ha provocato e sta provocando proprio in questo momento le “reazioni a catena con conseguenze inattese” che i Padri avevano previsto. Almeno per quanto riguarda il mondo digitale.

    Lungi dal suggerire che la Chiesa debba mantenersi a distanza o cercare di isolarsi dal flusso di questi eventi, i Padri Conciliari videro la Chiesa essere nel cuore del progresso umano, partecipe delle esperienze del resto dell’umanità, per cercare di capirle e di interpretarle alla luce della fede. E proprio dei fedeli del Popolo di Dio il compito di fare uso creativo delle nuove scoperte e tecnologie per il bene dell’umanità e la realizzazione del disegno di Dio per il mondo.

    Il gruppo Elèutheros vuole esattamente contribuire all’interno della Chiesa a fare uso creativo delle nuove scoperte e tecnologie per il bene dell’umanità e la realizzazione del disegno di Dio per il mondo, proponendo il modello del Software Libero e dei Formati Aperti come sistemi di riferimento in ambito informatico per la Chiesa e per i fedeli stessi.

    La Chiesa è oggi per grazia di Dio, completamente immersa e certo non isolata in questa realtà: sono numerosissimi i siti internet della Chiesa nelle sue numerosissime manifestazioni: dai siti ufficiali vaticani, alle varie curie, Conferenze Episcopali, associazioni… fino alle parrocchie.

    Per tutti i motivi che abbiamo sopra esposto è evidente come l’informatica (che è la scienza grazie alla quale abbiamo Internet) è certamente estreamente creativa. Se vogliamo che questa caratteristica faccia il “bene dell’umanità e la realizazione del disegno di Dio per il mondo” dobbiamo porci tutta una serie di domande importanti su come oggi la Chiesa e i fedeli utilizzino il mezzo telematico; spesso purtroppo gli utenti utilizzano questi strumenti con poca consapevolezza, limitandosi ad un uso passivo e “automatico” di certi strumenti spesso perchè manca una educazione (sia tecnica, sia etica).

    Questo riconoscimento di rapidi cambiamenti e questa apertura ai nuovi sviluppi si sono dimostrati esatti negli anni successivi, perché i ritmi del cambiamento e dello sviluppo sono andati ancor più accelerando. Oggi, per esempio, non si pensa o non si parla più di comunicazioni sociali come di semplici strumenti o tecnologie. Li si considera piuttosto come parte di una cultura tuttora in evoluzione le cui piene implicazioni ancora non si avvertono con precisione e le cui potenzialità rimangono al momento solo parzialmente sfruttate.

    Per quel che concerne la scienza informatica e le sue numerose applicazioni, una di queste potenzialità, si chiama software libero, un tipo di software che coniuga caratteristiche tecnologiche con aspetti etici, nato negli anni ’80 in USA e che oggi conta in tutto il mondo migliaia di progetti (fra cui il famoso sistema operativo “Linux”) e persone che ne sostengono la causa, proprio per una società informatica più giusta e libera. E’ tempo che anche la Chiesa adotti questa filosofia di intendere la conoscienza informatica perchè tale movimento si ispira a principi etici perfettamente in linea con i valori cristiani. Un aspetto non meno importante è quello dei “Formati Aperti” o “Open Standard” che vedremo in seguito.

    Ma iniziamo dal Software Libero.

    Il software non è soltanto uno strumento: come abbiamo visto sopra esso è “livello logico” ed è perciò una grossa fonte di conoscenza per l’uomo. Per i motivo che abbiamo sopra esposto esso è davvero qualcosa di speciale.

    Per capire l’importanza del software libero, spieghiamo prima di tutto quale è il software non libero. Il software che viene distrubuito secondo un modello “tradizionale” è normalmente non libero: solo l’azienda o il programmatore originario che lo hanno creato possono intervenire sul software, modificandolo. Soltanto il “codice binario”, quello eseguibile dal computer viene consegnato all’utente. Il “codice sorgente” invece, quello prodotto dall’uomo, vera fonte di livello logico, non viene consegnato all’utente ma detenuto solo da chi ha prodotto il software: d’altra parte l’utente il più delle volte non è interessato ad avere il codice sorgente visto che normalemente vuole solo eseguire il programma e non modificalo. Tuttavia nel momento in cui l’utente rinuncia a questo diritto, rinuncia a essere “attore attivo” alla conoscenza, e diventa mero esecutore, perdendo la possibilità di essere attivamente partecipice al miglioramento. Inoltre anche se non intende utilizzare tale opportunità, è estremamente importante che abbia la possibilità di averla. Perchè solo avendola può materializzarsi la libertà informatica.

    Infatti Il software libero, al contrario, riconosce il diritto all’utilizzare di avere pieno e libero accesso a quel “livello logico” del software, in modo da poterne governarne la totalità e avere la possbilità di condividere con altri questa conoscenza e ricchezza.

    Diamo ora una definzione precisa di software libero1. Un software si dice libero quando permette le seguenti libertà:

    • La libertà di eseguire il programma per i propri usi.
    • La libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie esigenze. L’accesso al codice sorgente è, a tal fine, una condizione necessaria.
    • La libertà di redistribuire copie del programma in modo da aiutare il proprio vicino.
    • La libertà di migliorare il programma e rilasciare i miglioramenti al pubblico, in modo che l’intera comunità ne possa beneficiare. L’accesso al codice sorgente è, a tal fine, una condizione necessaria.

    Definiamo ora in concetto di “Formato Aperto” riferito sia al formato dei file che a quello dei protocolli informatici.

    • Un formato di file è l’insieme di regole che specificano come codificare (in formato binario) o decifrare tutti i dati contenuti in un documento, sia esso un testo, un’immagine, una base di dati, una registrazione audio o video, o qualsiasi altro tipo di informazione digitale.
    • Un protocollo informatico è l’insieme di regole utilizzate da due programmi per computer (per esempio un browser e il server di un sito Internet) per scambiarsi file o messaggi di qualsiasi tipo.

    Un formato di file o un protocollo possono definirsi aperti se le loro specifiche complete sono pubbliche, mantenute da organizzazioni internazionali non a scopo di lucro e utilizzabili da chiunque senza alcuna limitazione legale o economica.

    Ecco il fondamento delle nostre riflessioni su questa XXIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Ogni giorno che passa diventa sempre più realtà quella che tanti anni fa era soltanto una visione. Una visione che prevedeva la possibilità di un concreto dialogo tra popoli lontani, di uno scambio universale di idee e di aspirazioni, di una crescita nella conoscenza e nella comprensione reciproche, di un rafforzamento della fratellanza al di là delle molte barriere al momento insormontabili.

    Il software libero e i formati aperti vanno esattamente in questa direzione. Ecco alcuni esempi:

    1. oggi internet è veramente un “nuovo luogo” (chiamato da qualcuno con l’espressione ormai nota di “villaggio globale”). E’ certamente modo e mezzo di incontro fra culture e persone. Le chat, i messaggi di posta elettronica, arrivano instantaneamente e a basso costo all’altro capo del mondo. Il software libero, allo stesso modo, si basa su un modello di sviluppo collettivo anzichè centralizzato: valga come esempio fra tutti il sistema operativo “GNU/Linux” che è stato sviluppato inizialmente da un giovane ventenne finlandese e che grazie al libero e gratuito apporto di migliaia di programmatori in tutto il mondo è diventato un sistema ormai diffusissimo. Centinia di altri progetti software hanno seguito lo stesso modello (chiamo modello decentralizzato o “a baazar”) con successo. Questo modello è contrapposto a quello centralizzato in cui un software viene sviluppato e distribuito da una unica soggetto (tipocamente una azienda) sotto il controllo di poche decine di persone; questo non agevola la condivisione della conoscenza. E spesso impone restrizioni inacettabili agli utenti: come ad esempio il divideto di distribuire liberamente il software, impedendo di aiutare il proprio vicino.
    2. grazie al modello decentralizzato di sviluppo molte persone hanno (e stanno turrora):
      • condiviso la conoscenza
      • aumentato la loro formazione e la conoscenza collettiva
      • gratuitamente aiutato il prossimo a imparare cose nuove
      • migliorare un progetto collettivo
      • consentito ad altri di utilizzare liberamente una tecnologia altrimenti accessibile in mondo non libero e più costoso.
    3. Grazie ai Formati Aperti è possibile fare in modo che i dati, i testi (si pensi ad esempio al testo della Sacra Scrittura), le immagini, i filmati e tutti i contenuti digitali siano liberamente leggibili e quindi accessibili senza dover obbligatoriamente acquistare costosi programmi e soprattutto senza doverne usare uno in particolare. Infatti mentre i Formati definiscono come sono strutturati i dati, i programmi sofware provvedeono alla loro lettura ed elaborazione. Se i formati non sono noti (cioè non sono aperti) si avrà che soltanto i programmi che “conoscono questi formati” saranno in grado di accedere ed elaborare il dato, con conseguente limitazione della libertà dell’utente: ossia quella libertà di accedere liberamente ai propri dati.

    Con l’avvento delle telecomunicazioni computerizzate e di quelli che sono conosciuti come sistemi computerizzati di partecipazione, alla Chiesa si sono offerti ulteriori mezzi per compiere la sua missione.

    Certamente il sistema computerizzato di partecipazione cui ci si rieferisce, ad oggi, risulta essere proprio Internet; infatti la chiesa, come ricordavamo sopra, è impegnata su più fronti con questo modello comunicativo. L’uso di questa tecnologia però non può prescindere dall’ informatica, dal software e dai formati.

    Metodi di comunicazione agevolata e di dialogo fra i suoi stessi membri possono rafforzare i legami di unità tra di loro.

    I Formati Aperti in particolare sono proprio l’unica garanzia che questa comunicazione sia e rimanga davvero agevolata. Per sempre.

    Se infatti non è libero l’accesso al dato, come si può garantire una comunicazione agevolata ?

    Se non è liberto l’accesso al dato (cosa garantita solo dal Formato Aperto) la fruizione dell’informazione rimane appannaggio unico a quelle persone che hanno acccesso anche al corrispettivo programma (non libero!) per l’accesso ai dati. Ma non solo: un giorno potrebbe non più essere possibile, neanche per le persone più facoltose e ricche di mezzi, semplicemente perchè qualcuno ha deciso in tal senso.

    Se questo programma per accedere al dato è ad esempio disponibile in una sola lingua, come faranno gli altri che non parlano quella lingua ? Chi garantirà loro l’accesso ai dati e una più agevole comunicazione ? Se questo programma è troppo costoso, come faranno quei popoli che sono più poveri ? O quelle persone di una classe sociale meno abbiente ? Essi rimarranno ostaggio di una politica esclusivamente rimessa nelle mani dell’unico detentore della conoscenza per l’accesso al dato: ossia chi ha scritto (l’unico) programma che, conoscendone le regole di lettura, può accedere al dato.

    In ultima analisi ciò che accade è che tutta l’accessibilità a quello specifico dato rimane blindato e ipotecato nelle mani di un unico soggetto, che un giorno potrebbe decidere di non supportare più quel tale formato perchè non lo ritiene più conveniente oppure vuole introdurre un’altro formato, costringendo spesso all’aquisto di un programma di “ultima generazione” (espressione questa che cela spesso una buona dose di ipocrisia commerciale), quanto invece si tratta semplicemente di un “ricatto” per continuare a poter accedere ai propri dati.

    Ma l’accesso ai dati non dovrebbe essere un diritto natuale ? Un diritto che dovrebbe essere garantito per sempre ?

    L’immediato accesso all’informazione rende possibile alla Chiesa di approfondire il dialogo col mondo contemporaneo. Nella nuova cultura del computer la Chiesa può più rapidamente informare il mondo del suo “credo” e spiegare le ragioni della sua posizione su ogni problema od evento. Può ascoltare più chiaramente la voce dell’opinione pubblica, ed entrare in un continuo dibattito con il mondo circostante, impegnandosi così più tempestivamente nella ricerca comune di soluzioni ai molti pressanti problemi dell’umanità.

    L’aquisto di un testo biblico cartaceo mi garantisce che, sapendo leggere, posso sempre aprire il libro e capire cosa c’è scritto. Questo lo posso fare perchè le regole per interpretare la lettura (in questo esempio le regole per saper leggere) sono sempre impresse nella mia mente; fanno parte di me; per questo sono sempre in grado di aprire un testo della Sacra Bibbia e leggere il capitolo che preferisco.

    Se però questo testo è in formato elettronico, non basta il mio saper leggere per poterlo visualizzare. Mi occorre un programma per elaboratore che interpreti quei dati binari (altro non sono che una mera sequenza di numeri per l’elaboratore) e li traduca in una in una grafica, dei colori, delle lettere che poi la mia vista può interpretare e infine leggere. Si è quindi introdotto un livello intermedio che prima non c’era.

    Questo esempio è valido in ogni contesto dove entra in gioco l’elaborazione digitale: tutti i testi presenti in Internet, negli archivi digitalizzati, nel microfilm digitali etc…

    Immaginiamo un’altra situazione in cui il testo della Sacra Scrittura, viene reso accessibile mediante un programma non libero in un formato non aperto. Essendo il formato non aperto, soltanto quello specifico programma potrà accedere e rielaborare correttamente il testo. Questo pone molti problemi alla accessibilità del testo stesso in quanto non è garantito che a distanza di molti anni sia ancora possibile utilizzare quello specifico programma; cosa succede se l’azienda che ha prodotto quel software fallisce dopo 10 anni (accesibilità nel tempo)? Avremo ancora la possibilità di accedere a quei dati ? Cosa succede se un dato accessibile da un programma scritto in Italia lo sia anche da un altro programma sviluppato in Africa ? (accessibilità nello spazio).

    Si pensi ad esempio a cosa succederebbe in situazioni come questa ad una Base di Dati di una Curia, o all’anagrafe dei Battesimi etc…

    Noi pensiamo che questo livello intermedio, ossia l’acceso digitale a un file o a un generico dato debba essere semplice e immedidato come “aprire la Sacra Scrittura e leggere”, cioè debba essere garantito che sia sempre possibile interpretare il dato per poterlo fruire, facendo in modo che il “livello intermedio” che nell’ambito elettronico è inevitabile, sia sempre oltrepassabile: questo viene garantito con l’accortezza di usare sempre e comunque Formati Aperti. Inoltre, molti dei formati aperti sono gestibili proprio da Software Libero.

    Se vengono seguite queste regole sarà sempre possibile scrivere o acquistare un nuovo programma per poter leggere o convertire quei dati in un’altro formato e senza necessariamente far riferimento allo stesso soggetto che ha originariamente creato il software originario: lo scopo dei Formati Liberi è esattamente questo: garantire l’indipendenza de dato dalla specifica implementazione del programma che di volta in volta lo gestisce.

    Noi pensiamo anche che nell’ era digitale, questo sia un diritto di tutti, dell’uomo in quanto tale e che la non garanzia di questo diritto costituisca una violazione dei diritto dell’ uomo moderno e ne pregiudichi lo sviluppo cultura consapevole, libero e maturo.

    La chiesa non può e non deve rimanere insensibile a questi temi.

    Anche e soprattuto per agevolare la diffusione del messaggio evangelico e la sua attività pastorale, oltre che per esigenze pratiche interne.

    La Chiesa evidentemente deve anche avvalersi delle nuove risorse offerte dalla ricerca nel campo della tecnologia del computer e del satellite per il suo sempre più impellente compito di evangelizzazione. Il messaggio vitale e più urgente della Chiesa riguarda la conoscenza di Cristo e la via di salvezza che Egli offre. E questo che essa deve presentare alle persone di ogni età, invitandole ad abbracciare il Vangelo con amore, senza dimenticare che “la verità non si impone che in forza della verità stessa, la quale penetra nelle menti soavemente ed insieme con vigore”.

    Avvalersi delle nuove risorse non può prescindere nel campo digitale da una sensibilità specifica sulla tecnologie.

    Come abbiamo visto sopra, infatti, nel mondo digitale esiste un livello intermedio che è critico per garantire l’accessibilità ai dati nello spazio e nel tempo.

    Come la saggezza ed il discernimento degli anni passati ci insegnano: “Dio ha parlato all’umanità secondo la cultura propria di ogni epoca. Parimenti la Chiesa, vivendo nel corso dei secoli in condizioni diverse, ha utilizzato le risorse delle differenti culture per diffondere e spiegare il messaggio di Cristo”. “Il primo annuncio, la catechesi o l’approfondimento ulteriore della fede non possono fare a meno dei mezzi (di comunicazione sociale)… La Chiesa si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi che l’intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati. E servendosi di essi che Ella” predica sui tetti “il messaggio di cui è depositaria”.

    L’utilizzo di questi potenti mezzi deve dunque tener conto anche dei problemi etici che la tecnologia pone. Grazie all’uso dei Formati Aperti e del Software Libero possiamo avere una Informatica Libera, una maggiore consapevolezza dell’uomo e sua crescita. Un più giusto ed equo accesso all’informazione.

    Certamente noi dobbiamo essere grati alla nuova tecnologia che ci permette di immagazzinare l’informazione in vaste memorie artificiali create dall’uomo, fornendo in tal modo un ampio ed immediato accesso alle conoscenze che costituiscono il nostro patrimonio umano, alla tradizione e all’insegnamento della Chiesa, alle parole della Sacra Scrittura, agli insegnamenti dei grandi maestri di spiritualità, alla storia e alle tradizioni delle Chiese locali, degli Ordini Religiosi e degli Istituti Laicali, e alle idee ed esperienze di precursori ed innovatori le cui intuizioni danno costante testimonianza della fedele presenza in mezzo a noi di un Padre amoroso che rivela dalle sue ricchezze cose nuove e antiche (cf Mt 13,52).

    In questo passo viene appunto centrato il tema fondamentale: la memorizzazione dell’informazione. Come garantire però l’ampio e immediato accesso alle conoscenze ? La chiesa non deve illudersi che il semplice utilizzo delle tecnologie informatica implichi un ampio e immediato accesso alla conoscenza. Come abbiamo visto sopra può non essere così in quanto possono esserci serie limitazioni di accesso ad esse nel tempo e nello spazio.

    Solo i Formati Aperti garantiscono tale accesso.

    Molti dei software utilizzati oggi non garantiscono questo libero accesso. Il progetto Elèutheros aiuta la Chiesa a indicare quali software e quali sono le caratteristiche che tali software devono avere.

    I giovani specialmente si stanno adattando prontamente alla cultura del computer ed al suo “linguaggio”, e questo è sicuramente un motivo di soddisfazione. Diamo fiducia ai giovani! Essi hanno avuto il vantaggio di crescere contemporaneamente allo sviluppo di queste nuove tecnologie, e sarà loro compito impiegare questi nuovi strumenti per un più ampio ed intenso dialogo fra tutte le diverse razze e classi che abitano questo “mondo sempre più piccolo”. Spetterà a loro scoprire i modi con i quali i nuovi sistemi di conservazione e scambio dei dati possono essere utilizzati per contribuire alla promozione di una più grande giustizia universale, di un più grande rispetto dei diritti umani, di un sano sviluppo di tutti gli individui e popoli, e delle libertà che sono essenziali per una vita pienamente umana.

    Vogliamo mostrare come questi “modi con i quali [...] possono essere utilizzati” tali strumenti informatici in modo da perseguire obiettivi quali rispetto dei diritti umani, sano e sviluppo dei popoli e soprattutto libertà, esistono già da tempo.

    Il software libero risconosce al livello logico lo status di bene da condividere, in quanto parte della conoscenza, per il bene della società e dell’uomo. Tale conoscenza può contribuire, ad esempio, ai popoli e alle persone più svantaggiate:

    1. Di accedere facilemente e liberamente alla conoscenza informatica. Come abbiamo visto oggi l’hardware costa sempre meno e accedere ad esso è sempre più facile anche per paesi in via di sviluppo o persone svantaggiate. Mettere a disposizione di questi anche la conoscenza del “livello logico” grazie al sofware libero, significa anche rendere loro partecipi a questo progetto tecnologico in modo pieno, favorendo il loro sviluppo singolo e collettivo.
    2. un maggiore accesso all’utilizzo delle tecnologie, grazie a minori costi e accessibilità del software libero.

    Infine Il software libero agevola l’accesso a Internet, favorendo proprio i maggiori contatti e favorendo l’ “intenso dialogo fra tutte le diverse razze e classi che abitano questo “mondo sempre più piccolo” “in quanto si pone come conoscenza condivisa e consente al livello etico di aiutare il proprio vicino.

    Tutti, giovani e anziani, raccogliamo la sfida delle nuove scoperte e tecnologie, inquadrandole in una visione morale fondata sulla nostra fede religiosa, sul nostro rispetto della persona umana, e sul nostro impegno di trasformare il mondo secondo il Disegno di Dio! In questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, preghiamo perché le potenzialità “dell’era del computer” siano utilizzate al servizio della vocazione umana e trascendente dell’uomo, così da glorificare il Padre dal quale hanno origine tutte le cose buone.

    Il software libero è certamente un opera buona di Dio, perchè:

    1. esalta la collaborazione attiva (e spesso disinteressata) fra gli uomini. Centinaia di migliaia di programmatori oggi in tutto il mondo collaborato attivamente (e spesso gratutitamente) a progetti software distrubuiti appunto in modo non solo gratuito, ma anche condividendo con tutti la conoscenza rappresentata dal codice sorgente (quello che abbiamo chiamato il livello logico, la vera essenza dell’intelligenza umana sulla tecnologia dei programmi per computer).
      Facilita la collaborazione fra gli uomini anche in luoghi molto lontanti. Infatti molti dei progetti software uniscono programmatori in tutto il mondo che mediante internet, possono collaborare dai cinque continenti a un progetto comune. Uniti da uno stesso obiettivo.
    2. è anche un modello economico e di sviluppo alternativo ai normali e tradizionali modelli economici: il fatto che il software libero sia spesso (ma non sempre) gratuito non deve far pensare che non esista un mercato o una economia che ne governi le logiche. Si tratta tuttavia di un modello di guadagno assolutamente originale e più a misura d’uomo. Infatti le motivazioni che spingono programmatori o aziende a sviluppare sofware libero sono comunque di rilevante interesse economico: questo interesse tuttavia non si basa sulla detenzione assoluta della conoscenza, ossia mediante l’esercizio di un monopolio, ma sulla competenza e professionalità, cosa che avviene condividendo la conoscenza con gli altri. Molti programmatori ad esempio sviluppano software libero per avere referenze e pubblicità in un certo ambito, oppure per affermarsi. Alcune aziende sviluppano software libero per poi vendere le consulenze e guadagnare su attività collaterali relative a quel prodotto. Questo modello economico ha molti vantaggi:
      • richiede il coinvolgimento di più soggetti per un unico progetto, senza che nessuno ne sia il vero “padrone”. Si pensi ad esempio a un progetto sviluppato in un paese che viene riadattato in un altro paese.
      • Abbassa i costi di sviluppo del software: infatti grazie alla libera disponibilità del codice sorgente molti degli errori (bugs) dei programmi possono essere corretti da molti degli utenti in giro per il mondo: in questo modo molte correzioni (bugfixes) vengono introdotte a costo molto basso.
      • punta molto sull’uomo in quanto singolo, sulle sue abilità personali e competenze piuttosto che sulla pura proprietà intellettuale (utile solo per l’esercizio giuridico di un monopolio) di una singola azienda detentrice di questi diritti.
    3. Garantisce l’accesso ai dati utilizzando Formati Aperti. Infatti il software libero utilizza sempre un formato libero: la disponibilità del codice sorgente garantisce anche che l’accesibilità al dato non ha segreti concettuali, quindi in principio deve essere un formato libero.

    Dal Vaticano, 24 gennaio 1990, Festa di San Francesco di Sales.
    Ioannes Paulus II

    1Come da definizione ufficiale sul sito del progetto GNU: http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.html