La sorprendente affinità fra Dottrina Cattolica e Software Libero

(C) 2005 Marco Fioretti – venerdì 11 Novembre 2005 – Newsforge (www.newsforge.com)

“La configurazione tecnologica che sottintende ad Internet è strettamente legata ai suoi aspetti etici. Un impegno risoluto a praticare la solidarietà a servizio del bene comune all’interno delle nazioni e fra di esse, dovrebbe dar forma e guidare il nostro uso della nuova tecnologia informatica e di Internet. Internet [... richiede] una cooperazione internazionale per stabilire modelli e meccanismi volti alla promozione e la tutela del bene comune internazionale. Gli individui, i gruppi e le nazioni devono avere accesso alla nuova tecnologia. Il ciberspazio dovrebbe essere una fonte di informazioni e servizi accessibili a tutti gratuitamente e in una vasta gamma di lingue. In questo processo vinca l’umanità tutta e non solo un’élite ricca che controlla la scienza, la tecnologia, la comunicazione e le risorse del pianeta. È necessaria un’azione risoluta nei settori pubblico e privato per eliminare il digital divide”.

Le affermazioni precedenti sembrano scritte da Richard M. Stallman, fondatore della Fondazione per il Software Libero (FSF). In realtà esse provengono dal documento Vaticano “Etica in Internet”. La posizione della FSF al riguardo è che la società

“ha bisogno di una informazione che sia realmente disponibile ai suoi cittadini – per esempio programmi che si possano leggere, correggere, adattare e migliorare, non soltanto usare”.

Affinità fra la dottrina Cattolica e il Software Libero

Tecnicamente ed eticamente parlando il Software Libero è quello che, a prescindere dal prezzo, può essere liberamente modificato e condiviso, ed è libero da costi per-postazione, royalty, brevetti e altre restrizioni del genere. La stessa definizione si può applicare ai formati di file e ai protocolli di comunicazione. Definiamo quindi Libero (con la L maiuscola) il software e gli standard che rispettano queste condizioni. Negli ultimi decenni la Chiesa Cattolica ha pubblicato diversi documenti chiaramente vicini a questo modo di intendere l’informatica. Ecco alcuni esempi.

Per le finalità di questo articolo, possiamo considerare Internet e il software come un nuovo tipo di strutture o attrezzature. L’enciclica di Papa Paolo VI del 1967 sullo sviluppo dei popoli “Populorum Progressio” diceva:

“Lasciato a se stesso, [il meccanismo di tali strutture] è tale da portare il mondo verso un aggravamento, e non verso un’attenuazione, della disparità dei livelli di vita: i popoli ricchi godono di una crescita rapida, mentre lento è il ritmo di sviluppo di quelli poveri”.

Poi nel 1971, la Istruzione Pastorale “Communio et Progressio” sui mezzi di comunicazione sociale affermava:

“Strettamente correlativo al diritto di informazione è il dovere della ricerca da parte dell’uomo: tale diritto infatti non può essere esercitato se l’uomo che deve essere informato non dà anche la sua collaborazione. Deve quindi esserci una larga disponibilità di mezzi efficaci, per poter scegliere quelli più adatti alle esigenze individuali e sociali. Se non c’è la possibilità di una vera scelta tra diversi strumenti della comunicazione, il diritto si riduce ad un mero enunciato teorico”.

Per quanto riguarda il software, questo significa che la Chiesa Cattolica non dovrebbe usare formati di file e protocolli informatici proprietari (ovvero non Liberi, ma utilizzabili solo con alcuni programmi), perché questo potrebbe impedire a molti l’accesso alle informazioni, limitando la possibilità di scelta dei programmi da utilizzare, magari a quelli più costosi.

La richiesta della Communio et Progressio è molto simile a quella di Stallman di non allegare mai file in formato proprietario ai messaggi di posta elettronica.

“Il diritto di essere rettamente informato è inseparabile dalla libertà della comunicazione”

Se la comunicazione avviene via computer, questo diritto può essere garantito soltanto con protocolli e formati Liberi. Per lo stesso motivo, dovrebbe essere garantita la libertà degli utenti di scegliere quali programmi software usare per comunicare. Questo è lo stesso desiderio espresso da Stallman.

La Communio et Progressio sostiene anche che:

“questa libertà di comunicazione comporta per gli individui e per i gruppi la facoltà di procurarsi e di diffondere notizie, come pure di accedere all’uso dei mezzi di comunicazione”

e che

“un esempio delle possibilità culturali offerte dai mezzi di comunicazione lo troviamo considerando il servizio ch’essi possono rendere alla letteratura e all’arte di molti paesi, che nei loro racconti, nelle rappresentazioni, nei canti, nelle danze conservano un antico patrimonio di cultura popolare. A motivo della loro perfezione tecnica questi strumenti permettono ai valori originali della cultura di avere una larghissima diffusione, di venire registrati in modo che possano ripetutamente essere apprezzati e venire reintrodotti nei territori in cui già si estinsero; in questo modo essi aiutano ogni nazione a riprendere coscienza dei propri valori culturali e a comunicarne la conoscenza agli altri popoli, perché l’apprezzino e ne possano assimilare i valori positivi”.

Molti paesi in via di sviluppo stanno già usando con successo software e formati Liberi per preservare le loro tradizioni culturali, poiché il software Libero può essere adattato facilmente, al minor costo possibile, ad ogni linguaggio o dialetto. I missionari cattolici in ogni parte del mondo dovrebbero essere informati dell’esistenza di simili strumenti.

Dieci anni dopo la Communio et Progressio, Papa Giovanni Paolo II ha scritto nell’Enciclica “Laborem exercens” che l’uomo attraverso il lavoro non solo trasforma la natura, adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, “diventa più uomo“. Questo avviene nella misura in cui egli

“intende il suo lavoro anche come incremento del bene comune elaborato insieme con i suoi compatrioti, rendendosi così conto che per questa via il lavoro serve a moltiplicare il patrimonio di tutta la famiglia umana, di tutti gli uomini viventi nel mondo…”

“La tradizione cristiana … ha sempre inteso … il diritto della proprietà privata come subordinato al diritto dell’uso comune, alla destinazione universale dei beni…”

“La Chiesa ha sempre proclamato che “l’uomo quando lavora, non soltanto modifica le cose e la società, ma perfeziona anche se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue facoltà, è portato a uscire da sé e a superarsi”.”

Il Manifesto GNU del movimento per il Software Libero parla solo di programmazione e dei programmatori, ma in esso possiamo trovare una visione del lavoro (scrivere programmi, nel caso specifico) come mezzo per diventare una persona migliore e aiutare gli altri:

“L’atto di amicizia fondamentale tra programmatori è condividere programmi… GNU è un esempio che ispira gli altri e una bandiera che li chiama a raccolta perché si uniscano a noi nel condividere il software. Questo ci può dare una sensazione di armonia che sarebbe irraggiungibile se usassimo software che non sia Libero. Per circa la metà dei programmatori che conosco è una soddisfazione importante, che il denaro non può sostituire”.

Nel 2002, oltre al già citato “Etica in Internet”, il Vaticano ha pubblicato la lettera “La Chiesa e Internet”, che ci ricorda che

“I responsabili ecclesiali sono obbligati ad utilizzare le potenzialità dell’era del computer al servizio della vocazione umana e trascendente dell’uomo”

perché Internet

“permette accesso immediato e diretto a importanti fonti religiose e spirituali”.

Lo stesso documento mette in evidenza che, già nel 1992, l’Istruzione Pastorale Aetatis Novae aveva chiamato la comunicazione bidirezionale e l’opinione pubblica il

“mezzo per realizzare concretamente il carattere di “comunione” della Chiesa”.

La Chiesa Cattolica (Etica in Internet)

“dovrebbe essere attivamente presente su Internet e partecipare al dibattito pubblico sulla sua evoluzione” e “dare un aiuto reale indicando i criteri etici e morali applicabili in questo campo”.

Queste linee guida dovrebbero essere applicate prima ancora di scegliere il software. Che dire, ad esempio, dei file? Il formato usato per memorizzare i file della Chiesa è ancora più importante del programma usato per leggerli. Gli archivi ufficiali della Chiesa dovrebbero durare ed essere disponibili per millenni. A questo scopo non dovrebbe essere usato nulla che sia meno durevole della pergamena, o meno universalmente leggibile, specialmente se la sua disponibilità dipendesse dalla sopravvivenza di qualsiasi azienda privata.

Raccomandazioni tecnologiche per la Chiesa

La Chiesa Cattolica ha già riconosciuto che Internet è una opportunità troppo importante perché l’umanità possa farsela scappare. Però, per quel che mi risulta, la Chiesa non si è ancora resa conto (almeno ufficialmente) che le Sue preoccupazioni e raccomandazioni riguardo ai mezzi di comunicazione sociale si dovrebbero applicare anche al software, ai formati di file e ai protocolli informatici che Essa stessa usa.

Il movimento per il Software Libero, anche se non intenzionalmente, ha già creato un “apparato” software che si adegua pienamente alle linee guida appena citate. La visione della Chiesa Cattolica sui mezzi di comunicazione sociale può essere realizzata completamente con protocolli non proprietari e formati di file come OpenDocument . Di per sè, scegliere la tecnologia giusta non sarà mai sufficiente per raggiungere il bene comune, ma è un passo necessario nella direzione giusta.

Dopo aver cominciato a scrivere questo articolo ho scoperto due pastori Cristiani che, indipendentemente l’uno dall’altro, sono arrivati a conclusioni simili. Il primo è il Rev. Parris della Chiesa Battista Oakdale Christian Fellowship, che ha anche pubblicato diversi manuali per aiutare chiese (e altre organizzazioni non-profit) a passare al Software Libero. Il suo “Ufficio della Chiesa Formato Pinguino” è quasi esclusivamente una relazione tecnica, ma fa anche notare che

“Richard Stallman … sarà anche ateo, ma la sua visione del software ha molti punti di contatto con la teologia Cristiana. Il software proprietario limita la mia capacità di aiutare il mio vicino, uno dei pilastri fondamentali della fede Cristiana”.

Oltre al Rev. Parris ho incontrato anche un Sacerdote Cattolico Italiano, Don Paolo La Terra, direttore dell’Ufficio Diocesano di Ragusa per l’Educazione Cattolica, Cultura, Scuola e Università, oltre che docente in varie istituzioni. Nella sua home page, Don Paolo dichiara di essere convinto che

“l’Open Source sia molto evangelico, sia come impostazione che come filosofia” e dedica ai suoi lettori “un versetto che, penso, costituisca un vero e proprio fondamento teologico del software libero: ‘Senza frode imparai la sapienza e senza invidia la dono, non nascondo le sue ricchezze” (Sapienza 7,13).

L’intera Chiesa Cattolica dovrebbe orientarsi in questa direzione. Ricordiamo la richiesta contenuta in Etica in Internet:

“È necessaria un’azione risoluta nei settori pubblico e privato per eliminare il digital divide”.

La Chiesa dovrebbe ufficialmente adottare solo formati di file e protocolli informatici Liberi (nel senso spiegato sopra), sia internamente che per ogni comunicazione verso terzi. In pratica questo significa, come minimo:

  • Adottare il formato Libero OpenDocument per i documenti da ufficio in tutte le istituzioni Cattoliche nel mondo.
  • Evitare formati di file e protocolli proprietari nei siti Web Cattolici e nei documenti ufficiali della Chiesa, e non accettarli in nessuna comunicazione ufficiale.
  • Assicurarsi che tutti i siti Web Cattolici siano certificati come visibili da qualunque browser
Traduzione in italiano: Giampiero Carzino, Marco Fioretti – Elètuheros (www.eleutheros.org)